Storia
agosto 12, 2026

Lo Stretto di Hormuz riaprirà solo se Washington e Teheran faranno il primo passo

L'Iran sta rendendo l'accesso allo Stretto di Hormuz condizionale a ampie concessioni, mentre Washington insiste sulla libertà di navigazione senza restrizioni. I segnali contrastanti da entrambe le parti stanno prolungando lo stallo e destabilizzando i mercati petroliferi.

Lo sforzo diplomatico per riaprire lo Stretto di Hormuz è diventato meno un accordo sulla navigazione marittima che una prova di chi riesca a imporre le proprie condizioni all’altra parte. L’Iran sta collegando il passaggio alla revoca delle sanzioni, al ritiro delle truppe e ai risarcimenti, mentre gli Stati Uniti affermano che qualsiasi accordo deve garantire una navigazione senza restrizioni.

Il messaggio di Teheran è che i colloqui con l’Oman potrebbero stabilire una rotta di transito ma non, di per sé, riaprire il passaggio marittimo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: "I colloqui con l’Oman non significano che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto", aggiungendo che la riapertura dipendeva da "altre condizioni trasmesse tramite intermediari." Le richieste riportate includono la fine dei bombardamenti statunitensi e del blocco navale, la revoca delle sanzioni, il ritiro delle forze USA, i risarcimenti di guerra e lo sblocco dei beni iraniani congelati.

L’atteggiamento di Washington è decisamente diverso. Il presidente Donald Trump ha descritto i negoziati come "a basso profilo", affermando: "Stiamo solo semi-negoziando con loro. Stiamo semplicemente osservando l’Iran con la sua enorme inflazione e il fatto che non hanno soldi." Questa impostazione presenta la pressione economica—non il compromesso—come la via principale verso una riapertura. I funzionari statunitensi hanno comunque suggerito che un accordo potrebbe essere imminente, creando un divario tra l’ottimismo pubblico e l’insistenza dell’Iran sul fatto che non siano in corso colloqui diretti.

Il disaccordo centrale riguarda il controllo. La bozza riportata di Teheran limiterebbe le navi statunitensi e israeliane e vieterebbe l’accesso ad alcuni altri paesi finché non saranno pagati i risarcimenti, mentre Washington chiede libertà di movimento senza autorizzazioni, pedaggi o controlli iraniani. Entrambe le parti descrivono quindi la questione come negoziabile, ma definiscono un esito positivo in modi opposti: l’Iran cerca leva sul passaggio marittimo come parte di un’intesa più ampia; gli Stati Uniti cercano di impedire che tale leva diventi un precedente.

I mercati riflettono l’incertezza. Il traffico è diminuito del 33% in un giorno recente, mentre il Brent ha chiuso a 83,55 dollari al barile prima che i prezzi diventassero volatili, quando i trader hanno rivalutato le prospettive di un accordo. Gli analisti avvertono che le minacce nel Mar Rosso e gli attacchi collegati agli Houthi stanno complicando le rotte alternative, lasciando di fatto Hormuz chiuso e rendendo lo stallo diplomatico economicamente rilevante.

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