Storia
agosto 15, 2026
Trump dice che l’America possiede Hormuz, ma Iran e dati sul traffico marittimo dicono il contrario
Washington e Teheran avanzano rivendicazioni mutuamente esclusive sullo Stretto di Hormuz, mentre il traffico navale fortemente ridotto e le stime contrastanti sui flussi di petrolio mettono in luce il divario tra la comunicazione politica e le condizioni in mare.
Lo Stretto di Hormuz è diventato un terreno di contesa non solo per l’accesso marittimo, ma anche per chi ha il potere di definire la realtà. Donald Trump afferma che gli Stati Uniti controllano la via d’acqua; l’Iran sostiene che rimanga bloccata, mentre i dati sul traffico marittimo suggeriscono che nessuna delle due parti possa rivendicare una vittoria semplice.
La posizione dei funzionari iraniani è categorica: Teheran afferma che lo stretto è "sotto il controllo dell’Iran",1 e ha respinto l’affermazione di Trump secondo cui Washington ha "il controllo totale" e potrebbe mantenerlo.2 In una dichiarazione più ampia, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico dell’Iran ha affermato che le ripetute dichiarazioni statunitensi secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato "non cambiano la realtà", aggiungendo che la riapertura dipenderebbe dalle condizioni poste dall’Iran.3
Tali condizioni includerebbero la fine del blocco navale statunitense, l’alleggerimento delle sanzioni, il ritiro delle truppe e risarcimenti di guerra. La retorica di Teheran è inoltre presentata come prova di un successo strategico: un alto consigliere dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha descritto il conflitto come uno in cui "la vittoria è dalla nostra parte", accusando al contempo Washington di cambiare obiettivi e di confusione strategica.3
L’inquadramento da parte dei conservatori ribalta l’equilibrio di potere. Un resoconto afferma che l’Iran si affida a "intelligence falsa" mentre avanza nuove richieste sullo stretto.4 Trump si è spinto oltre, dichiarando: "Abbiamo il controllo totale sullo Stretto di Hormuz in questo momento. Loro non hanno il controllo. Noi abbiamo il controllo totale. Lo possediamo".5 Il segretario all’Energia Chris Wright ha separatamente sostenuto che gli sforzi statunitensi abbiano contribuito a ripristinare i flussi di petrolio a quasi 9 milioni di barili al giorno — ben al di sopra dei livelli suggeriti dai dati pubblici sul traffico marittimo.5
Questa discrepanza è la prova centrale di entrambe le narrazioni. I dati di Kpler citati negli articoli indicano che la media di cinque giorni del traffico navale è di circa 13 transiti, circa il 90% al di sotto della media giornaliera prebellica di 130.3 Un altro resoconto conservatore definisce la guerra degli Stati Uniti "calcolata male",6 ma i dati disponibili indicano meno un controllo chiaro che una via d’acqua gravemente compromessa, il cui status rimane oggetto di contesa, politicamente e fisicamente.