Storia
agosto 14, 2026

La battaglia sulla Guardia Nazionale a Washington è ora uno scontro su chi può definire la sicurezza

Il Dipartimento di Giustizia afferma che le truppe della Guardia Nazionale hanno reso Washington più sicura e che il Consiglio di D.C. non può chiederne il ritiro. I membri del Consiglio e i critici ribattono che il prolungato dispiegamento federale rappresenta un abuso del potere esecutivo.

Il dispiegamento della Guardia Nazionale a Washington è diventato più di un’operazione di sicurezza pubblica: è un test per stabilire se l’autorità federale possa scavalcare il governo eletto del District in nome della riduzione della criminalità.

La posizione del Dipartimento di Giustizia è inequivocabile. Dopo che il Consiglio di D.C. ha chiesto a 10 governatori di ritirare il personale della Guardia impiegato nella capitale, il procuratore generale aggiunto Colin McDonald ha dichiarato che il Consiglio non aveva "alcun potere" di avanzare tale richiesta. Ha esortato i membri a concentrarsi invece sulla modifica delle leggi locali affinché "i criminali siano puniti e il pubblico sia protetto".

I funzionari federali collegano direttamente il dispiegamento al miglioramento della sicurezza pubblica. Citano oltre 16.000 arresti, migliaia di armi da fuoco rimosse dalle strade e un sostanziale calo della criminalità violenta. McDonald ha inoltre evidenziato incarichi meno visibili, affermando che i membri della Guardia avevano protetto infrastrutture, aiutato automobilisti bloccati, impedito aggressioni e somministrato Narcan. Nella narrazione dell’amministrazione, le truppe non sono simboli di ingerenza federale, ma la prova di un intervento riuscito.

L’inquadramento politico da parte degli alleati dell’amministrazione è ancora più netto. Un resoconto ha descritto la richiesta del Consiglio come "rivendicazioni motivate politicamente" e ha presentato il dispiegamento come una risposta a una città in cui "la violenza è diventata un’epidemia". Tale argomento considera il calo della criminalità come prova che l’operazione federale sta funzionando—e il mantenimento del controllo federale come necessario finché la forza di polizia di Washington resta sotto organico.

I critici vedono gli stessi fatti in modo diverso. Sostengono che la decisione del presidente Donald Trump di federalizzare il distretto e porre il suo dipartimento di polizia sotto controllo federale diretto abbia superato l’autorità esecutiva, trasformando di fatto Washington in uno "stato di polizia". La richiesta di ritiro del Consiglio riflette tale preoccupazione, oltre alla resistenza a una presenza militare che potrebbe protrarsi fino a gennaio 2029.

Entrambe le parti invocano la sicurezza pubblica. La frattura riguarda chi debba controllarla: i funzionari federali richiamano le statistiche sulla criminalità e i risultati operativi, mentre il Consiglio e i suoi sostenitori sottolineano la responsabilità democratica e i limiti del potere presidenziale. La controversia rimane quindi irrisolta anche laddove il calo riportato della criminalità non lo è.