Storia
agosto 15, 2026

La spinta della Francia per la sicurezza dei minori si scontra con i diritti costituzionali

La massima autorità costituzionale francese ha respinto un divieto generalizzato dei social media per i minori di 15 anni, citando preoccupazioni per la libertà di espressione e la privacy. Il governo di Macron afferma che riscriverà la misura, mantenendo vivo il confronto sulla sicurezza dei minori.

Il tentativo della Francia di tenere i minori di 15 anni lontani dai social media si è scontrato con un ostacolo costituzionale: l’agenda del governo sulla sicurezza dei minori si trova ora di fronte a una sentenza che considera il divieto stesso un’ingerenza eccessiva nei diritti fondamentali.

Il Consiglio costituzionale ha bloccato la legislazione sostenuta da Macron, ritenendo che “costituisse una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione.” Il tribunale ha anche affermato che la misura non garantiva tutele adeguate per la privacy e poteva riguardare servizi i cui rischi per i minori non erano stati accertati.

La lettura conservatrice presenta la decisione principalmente come un richiamo al progetto politico del presidente Emmanuel Macron: un divieto radicale rivolto agli utenti sotto i 15 anni, indipendentemente dalle loro circostanze individuali. La corte si è opposta a questo approccio generalizzato, affermando che non teneva sufficientemente conto dell’“età, del livello di maturità e della situazione familiare” del minore.

La lettura progressista pone maggiore enfasi sullo scopo dichiarato della politica. Il governo aveva promosso il divieto come protezione contro ansia, depressione, disturbi del sonno e molestie online, mentre Macron aveva promesso di attuarlo entro settembre. Ma lo stesso rapporto evidenzia una seconda preoccupazione costituzionale: l’obbligo di verificare l’età di tutti gli utenti potrebbe di per sé minacciare la privacy.

Questo contrasto definisce la controversia. I sostenitori vedono in una regolamentazione decisa uno strumento necessario per contrastare i danni di piattaforme come TikTok, Snapchat e Instagram; la corte vede una restrizione troppo ampia per essere giustificata. L’ex primo ministro Gabriel Attal, che aveva sostenuto la legge, ha definito i social media “un veleno mortale per i nostri figli”, pur accettando la sentenza.

L’amministrazione Macron non ha abbandonato il tentativo. L’Eliseo afferma che il primo ministro Sébastien Lecornu produrrà una “bozza giuridicamente solida” che sia conforme alla decisione e alle norme europee. La battaglia si sposta quindi dalla questione se i bambini abbiano bisogno di protezione a quella di fin dove lo Stato possa spingersi per fornirla.