Storia
agosto 18, 2026

Perché la svendita dei Treasury sta accelerando nonostante i dati economici più deboli

Il rendimento del Treasury trentennale ha raggiunto il livello più alto dal 2007, mettendo in luce un mercato sempre più concentrato sui rischi fiscali, sui costi di indebitamento globali e sull’inflazione piuttosto che sui segnali di rallentamento della crescita.

I costi di indebitamento a lungo termine del governo degli Stati Uniti stanno aumentando anche se diversi indicatori economici si indeboliscono—una tensione che suggerisce che gli investitori sono sempre meno disposti a considerare dati più morbidi come una ragione per acquistare obbligazioni.

Il rendimento del Treasury trentennale è salito oltre il 5,31%, il livello più alto da giugno 2007, mentre il rendimento del decennale è salito al 4,724%. Il movimento è arrivato insieme a prezzi del petrolio più alti, rinnovate preoccupazioni geopolitiche e crescente ansia per l’indebitamento del governo. Al contrario, vendite al dettaglio più deboli e dati in raffreddamento sul mercato del lavoro normalmente sosterrebbero rendimenti più bassi.

Gli analisti divergono su quale pressione conti di più, ma i loro avvertimenti si sovrappongono. Una visione si concentra su una riprezzatura globale del debito a lungo termine: l’aumento dei rendimenti in Giappone e in altri grandi mercati potrebbe costringere gli investitori a richiedere rendimenti più elevati anche dai Treasury statunitensi. Un’altra richiama la possibilità che una crescita resiliente e un’inflazione persistente impediscano alla Federal Reserve di tagliare i tassi—e possano persino richiedere ulteriori aumenti.

L’interpretazione più strutturale è fiscale. Le forti emissioni di Treasury, l’allargamento del deficit di bilancio e la debole domanda alle aste sulle scadenze lunghe stanno aumentando la compensazione che gli investitori si aspettano per detenere debito pubblico per decenni. Barclays ha affermato che l’aspetto notevole è che queste pressioni sono state abbastanza forti da prevalere su molteplici dati che avrebbero dovuto spingere i rendimenti verso il basso: “Tre comunicazioni indipendenti hanno suggerito rendimenti più bassi questo mese; i rendimenti a lunga scadenza sono comunque saliti.”

Gli strategist vedono rischi che arrivano da più direzioni contemporaneamente: la domanda estera si sta indebolendo, il petrolio potrebbe riaccendere l’inflazione e i bisogni di finanziamento del governo si stanno ampliando. Mark Newton di Fundstrat stima che il rendimento di lungo periodo potrebbe raggiungere il 5,60%–5,70%. Deutsche Bank, nel frattempo, ha affermato che i prezzi attuali lasciano “quasi nessun margine di errore.” Il messaggio comune è netto: per i Treasury a lunga scadenza, la sostenibilità fiscale potrebbe ora contare più di qualsiasi singolo dato economico debole.