Storia
3 set 2026
Il disastro delle inondazioni in Nepal sta diventando una corsa contro il tempo e la distanza
Il Nepal fatica a identificare i morti, mentre i sopravvissuti isolati attendono soccorsi e aiuti. Il disastro ha messo in luce un divario crescente tra gli sforzi ufficiali, l’accesso umanitario e le richieste delle famiglie di avere risposte.
L’emergenza causata dalle inondazioni in Nepal si sta sviluppando su due fronti: le autorità stanno cercando di identificare più di 1.000 morti, mentre i sopravvissuti nelle comunità montane remote restano isolati, senza soccorsi, riparo e beni di prima necessità.
La crisi dell’identificazione è visibile negli obitori sovraffollati e nei centri per la raccolta del DNA, dove i familiari forniscono campioni di sangue nella speranza di ritrovare i propri cari scomparsi. Il funzionario dell’esercito Rameshwor Adhikari ha dichiarato: “La gente arriva da tutta la valle per donare il sangue, e da luoghi diversi di tutto il Paese.”1 Per le famiglie, tuttavia, l’identificazione non rappresenta tanto una conclusione quanto l’ultimo legame rimasto con i propri cari. Durante una veglia a Melbourne, l’organizzatore della comunità Nirajan Gauli ha detto: “Dietro ogni persona scomparsa c’è una famiglia che vive un’incertezza insopportabile, sperando in una telefonata, in una riunione o in una risposta definitiva.”2
Il divario più netto riguarda l’accesso. I funzionari descrivono una calamità naturale e citano la pericolosità del territorio, mentre i sopravvissuti dell’alta Rasuwa affermano che questa spiegazione è diventata una scusa per il ritardo. Lhakpa Gha, che ha perso sette familiari, ha dichiarato: “L’esercito non è riuscito a raggiungere il villaggio. Continuano a dire che il nostro villaggio è ad alto rischio, ma non capiamo. Se è ad alto rischio, bisogna agire.”1
Le organizzazioni umanitarie riconoscono che gli aiuti stanno arrivando, ma solo fin dove lo consentono le strade e i ponti danneggiati. Amy Sagitta Lefevre di Save the Children ha dichiarato: “Gli aiuti stanno sicuramente arrivando, ma solo fino a un certo punto.”1 Le forniture comprendono tende, coperte, articoli per l’igiene e kit per la dignità delle donne, ma i rifugi sovraffollati, l’acqua contaminata e il rischio di tratta dei minori minacciano di trasformare gli aiuti ritardati in un secondo disastro.
La veglia di Melbourne ha offerto solidarietà e lutto; i villaggi montani chiedono un intervento. Entrambe le prospettive indicano lo stesso fallimento della distanza: le famiglie hanno bisogno non solo che i corpi vengano identificati, ma anche che le comunità ancora in vita vengano raggiunte prima che l’isolamento aggravi la perdita.