Storia
settembre 6, 2026
Milei trasforma l’ambiguità di Trump sulle Falkland in un nuovo scontro con la Gran Bretagna
Javier Milei sta sfruttando gli apparenti dubbi di Donald Trump sul sostegno degli Stati Uniti alla Gran Bretagna per riaprire la rivendicazione argentina sulle Falkland e minacciare i progetti petroliferi offshore, mentre Londra insiste sul fatto che l’autodeterminazione degli isolani risolva la disputa.
L’esitazione di Donald Trump sul fatto che Washington sosterrebbe la Gran Bretagna in un futuro conflitto per le Falkland ha riaperto una disputa che entrambi i governi avevano in gran parte contenuto. L’Argentina vede un’opportunità; la Gran Bretagna vede una sfida a un assetto esistente sostenuto dagli stessi isolani.
Il presidente Javier Milei ha affermato che l’Argentina dovrà prima o poi «recuperare» le isole e ha esortato il suo Paese a «mostrare un fronte unito al mondo».1 Ha inoltre accelerato le sanzioni contro le società coinvolte nelle trivellazioni offshore, prendendo di mira il progetto Sea Lion gestito dalla israeliana Navitas Petroleum e dalla britannica Rockhopper Exploration.
Milei ha presentato il momento come la prova che i «venti del cambiamento» stavano volgendo a favore dell’Argentina. Ha sostenuto che il commento di Trump, secondo cui stava «riesaminando» la posizione degli Stati Uniti, «non era innocuo», e ha descritto l’Argentina come un alleato occidentale strategicamente posizionato e in grado di beneficiare di un cambiamento nella politica di Washington.2 Il suo messaggio combina rivendicazioni di sovranità e calcolo politico interno: gli analisti citati nell’articolo affermano che la questione delle Malvine potrebbe fungere da «cortina fumogena» in un contesto di calo della popolarità, difficoltà economiche e di una campagna per la rielezione ormai imminente.2
La risposta britannica è stata categorica. Londra afferma che la sovranità spetta al Regno Unito perché gli isolani hanno ripetutamente scelto di rimanere un territorio britannico d’oltremare. Tale posizione è rafforzata dal referendum del 2013, nel quale il 99,8% ha votato per mantenere tale status.2 I funzionari britannici respingono quindi l’interpretazione di Milei delle osservazioni di Trump, sostenendo che la disputa politica non altera la volontà espressa dagli isolani.
Un’interpretazione più strategica proviene dall’analisi liberale: l’ambiguità di Trump potrebbe riguardare meno le Falkland che una ritorsione contro gli alleati che si sono opposti alla sua politica sull’Iran. L’articolo descrive l’intervento di Milei come opportunismo costruito attorno alla «fissazione di Trump per la rivalsa», che potrebbe trasformare le isole in una leva sulla spesa per la difesa della Gran Bretagna e sui suoi impegni di alleanza.3
Rockhopper, nel frattempo, afferma che le sue licenze sono valide e che il calendario di Sea Lion non dovrebbe subire variazioni sostanziali.1 Il risultato è una familiare disputa sulla sovranità, rilanciata dalle rivendicazioni personali, dalla politica interna e dall’incertezza a Washington.