Storia
settembre 6, 2026
Il crollo del soffitto del Kennedy Center fornisce nuovo slancio agli alleati di Trump nella battaglia per la ristrutturazione
Il crollo di una parte del soffitto del Kennedy Center causato da una tempesta ha intensificato l’amara disputa sulla necessità di una chiusura immediata di due anni del complesso culturale o sull’eventualità che il consiglio di amministrazione stia esagerando l’entità limitata dei danni per portare avanti un’agenda politica più ampia.
Il crollo di una parte del soffitto del Kennedy Center di Washington ha trasformato un problema di manutenzione in un nuovo strumento nella crescente battaglia politica e legale che coinvolge il complesso. Nessuno è rimasto ferito, ma i danni hanno rinnovato la pressione affinché il centro chiuda per due anni di lavori di ristrutturazione, come richiesto dal presidente Donald Trump e dai suoi alleati.
Il crollo è avvenuto venerdì sera nel grande foyer, dopo violenti temporali, lasciando detriti sul tappeto rosso e provocando la chiusura dell’area interessata per tutto il fine settimana. La portavoce del Kennedy Center, Roma Daravi, ha presentato l’incidente come la prova di una crisi strutturale più profonda, definendolo «un altro esempio dell’urgente necessità di chiudere per ristrutturare e rilanciare» la struttura.1 Ha attribuito il cedimento a «decenni di incuria e manutenzione rimandata da parte della precedente dirigenza», sostenendo che un ulteriore rinvio sarebbe ingiustificato.1
Questa interpretazione è in linea con la spinta del consiglio di amministrazione per un intervento di ristrutturazione da circa 250 milioni di dollari, che affronterebbe i danni causati dall’acqua, l’acciaio arrugginito e i vecchi refrigeratori industriali. I sostenitori affermano che il crollo dimostri i rischi di mantenere aperto il complesso mentre i lavori principali vengono rimandati.
I critici, tuttavia, vedono un tentativo politico di trasformare un incidente circoscritto in un mandato per chiudere l’istituzione. Grace Terpstra, fondatrice del gruppo civico Keep the KC, ha avvertito che il consiglio potrebbe usare i danni «per dimostrare che è necessario chiudere tutto, che crollerà addosso a tutti».2 La sua preoccupazione riflette la disputa più ampia: gli oppositori contestano non solo la chiusura, ma anche gli sforzi del consiglio per aggiungere il nome di Trump al Kennedy Center, istituito per onorare John F. Kennedy.
In precedenza un giudice federale aveva bloccato la chiusura proposta e stabilito che il nome di Trump era stato aggiunto illegalmente, anche se in seguito il consiglio ha votato nuovamente dopo aver esaminato alternative, tra cui un funzionamento parziale. Il crollo rafforza la tesi a favore della ristrutturazione, ma non chiarisce se l’emergenza sia strutturale, politica o entrambe le cose.