Storia
settembre 6, 2026
Huckabee definisce terrorismo la violenza dei coloni mentre Israele è sotto pressione affinché agisca
L’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha condannato come terrorismo gli attacchi compiuti dai coloni israeliani, ma la disputa va oltre il linguaggio: i critici affermano che il più ampio sistema degli insediamenti israeliani e la debolezza dei controlli permettono alla violenza di persistere.
La descrizione schietta di Mike Huckabee degli attacchi dei coloni israeliani come terrorismo pone direttamente la pressione diplomatica di Washington di fronte all’incapacità di Israele di prevenire o perseguire la violenza in Cisgiordania.
Durante una visita a Turmus Ayya, l’ambasciatore statunitense in Israele ha dichiarato che gli attacchi che comprendevano incendi dolosi, atti vandalici, incendi di moschee e confische di proprietà non erano semplicemente reati. «Ma va oltre un atto criminale. È un atto di terrore», ha detto.1 Le dichiarazioni erano rivolte in particolare ai residenti palestinesi americani, i quali hanno riferito alle autorità locali che mesi di violenze avevano danneggiato le loro case e sconvolto le loro vite.2
La versione conservatrice sottolinea le ripetute condanne di Huckabee e il suo limitato potere istituzionale. L’ambasciata statunitense non può indagare sui crimini, ha detto, ma può fare pressione su Israele affinché conduca indagini e garantisca giustizia. Questa interpretazione presenta il problema come opera di individui violenti — il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu li ha definiti «un pugno di rivoltosi» — pur continuando a esigere una risposta da parte del governo.1
La versione liberale colloca gli attacchi all’interno di una struttura politica e giuridica più ampia. Sottolinea che il governo ultranazionalista di Netanyahu ha supervisionato l’espansione della costruzione degli insediamenti, mentre i gruppi per i diritti accusano l’esercito israeliano di chiudere spesso un occhio sulla violenza dei coloni. Il previsto trasferimento alla polizia israeliana delle responsabilità di applicazione della legge tra i coloni potrebbe rendere ancora più pressante la questione se la condanna sia accompagnata da un’effettiva applicazione della legge.2
Entrambe le prospettive riconoscono che i funzionari israeliani hanno condannato gli attacchi: il ministero degli Esteri ha definito il comportamento «una vergogna». Ma la divisione centrale riguarda il fatto che la violenza sia un’anomalia causata da pochi estremisti o un esito ricorrente dell’occupazione, dell’espansione degli insediamenti e dell’insufficiente assunzione di responsabilità. Con i dati delle Nazioni Unite che mostrano oltre 1.800 attacchi dei coloni nel 2025, la retorica di Huckabee aumenta la pressione, ma non stabilisce di per sé chi li fermerà.1