Storia
settembre 6, 2026
Washington prende di mira una banca turca mentre la campagna di pressione sull’Iran affronta una prova più impegnativa
Gli Stati Uniti hanno sanzionato la Golden Global Bank per aver presumibilmente trasferito i proventi del petrolio iraniano, presentando l’azione come un avvertimento alla rete finanziaria di Teheran. Ma la portata limitata dell’iniziativa — e la continua cautela di Washington nei confronti della Cina — solleva interrogativi su quanto lontano si spingerà la campagna.
Gli Stati Uniti stanno intensificando la loro campagna per isolare economicamente l’Iran, ma le loro ultime sanzioni mettono in luce anche i limiti di questa strategia: Washington sta prendendo di mira una banca turca relativamente piccola, evitando al contempo la sfida molto più grande rappresentata dal ruolo della Cina nel commercio iraniano.
Il Dipartimento del Tesoro ha sanzionato la Golden Global Bank, insieme a due filiali, accusando gli istituti di aver aiutato la Guardia Rivoluzionaria iraniana a trasferire attraverso la Turchia i proventi delle vendite di petrolio. L’impostazione prudente presenta l’azione come un attacco diretto a una banca legata al sistema di elusione delle sanzioni di Teheran, con il titolo che sottolinea i presunti legami dell’istituto con l’Iran.1
L’interpretazione più ampia dell’amministrazione è più incisiva. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che la banca aveva facilitato “transazioni per un valore di decine di milioni di dollari” per la Forza Quds e aveva fornito agli istituti finanziari iraniani accesso ai servizi bancari di corrispondenza. Ha avvertito: “Sappiamo chi siete, sappiamo dove siete”, promettendo ulteriori azioni insieme agli alleati degli Stati Uniti.2
Questa retorica contrasta con l’attuazione relativamente modesta della campagna. Golden Global è la 35ª banca turca per dimensioni, con attività equivalenti a circa 517 milioni di dollari, e l’operazione ha finora prodotto solo un numero limitato di sanzioni finanziarie. L’ultima iniziativa segue le sanzioni contro una filiale negli Emirati Arabi Uniti di una banca egiziana e arriva mentre l’Unione europea si unisce allo sforzo.
La tensione centrale riguarda la Cina. Pechino resta il principale partner commerciale dell’Iran e il suo principale acquirente di petrolio, eppure Washington non ha imposto misure analoghe contro entità cinesi. Bessent sostiene che la Cina non è esente, respingendo al contempo l’idea che la campagna dipenda dalla cooperazione cinese. Gli analisti citati nel servizio restano scettici sul fatto che l’amministrazione rischierà di destabilizzare i rapporti con Pechino prima di un previsto incontro tra Trump e Xi.2
Pertanto, entrambe le prospettive presentano le sanzioni come una prova della crescente pressione su Teheran. Divergono però su ciò che l’azione dimostra: un deciso attacco iniziale oppure un avvertimento limitato, la cui credibilità dipende dalla disponibilità di Washington ad affrontare il partner economico più importante dell’Iran.