Storia
settembre 16, 2026
La Corte Suprema blocca le regole di Trump sulle schede inviate per posta, ma lascia incerto il loro futuro
I giudici hanno impedito che le restrizioni di Trump sulle schede inviate per posta entrassero in vigore nelle elezioni di metà mandato del 2026, citando il rischio di sconvolgimenti elettorali e la debolezza delle argomentazioni d’emergenza, lasciando però aperta la possibilità che l’USPS possa imporre regole simili in futuro.
La Corte Suprema ha impedito all’amministrazione Trump di imporre nuovi requisiti per le schede inviate per posta prima delle elezioni di metà mandato del 2026, evitando uno sconvolgimento immediato ma lasciando aperto uno scontro più ampio sul potere federale e sull’amministrazione delle elezioni.
Nel suo provvedimento senza firma, la Corte ha affermato che il governo aveva «scarse probabilità di successo nel merito» nel ricorso contro un’ingiunzione nazionale che bloccava le regole.1 La decisione significa che gli Stati possono continuare a utilizzare le procedure esistenti con l’avvio delle operazioni di voto, evitando una revisione dell’ultimo minuto dei modelli delle buste, degli elenchi degli elettori e dei processi di approvazione dell’USPS.
La motivazione pratica della sentenza è stata più solida del suo giudizio giuridico definitivo. Il giudice Brett Kavanaugh, che si è unito alla maggioranza, ha scritto che le regole potrebbero in ultima analisi rientrare nell’autorità dell’USPS, ma che applicarle nel 2026 sarebbe stato «arbitrario e capriccioso», perché i funzionari elettorali non avevano abbastanza tempo per attuarle.1 I critici hanno affermato che il sistema non era pronto e hanno avvertito che guasti tecnici avrebbero potuto impedire l’invio o l’accettazione delle schede. La League of Women Voters ha definito la politica un tentativo di «gettare le nostre elezioni nel caos».2
La posizione conservatrice si è concentrata invece sull’autorità prevista dalla legge, sulla prevenzione delle frodi e sui limiti del caso presentato dai ricorrenti. Il giudice Samuel Alito, affiancato da Clarence Thomas, ha sostenuto che il governo aveva un forte interesse a far rispettare la regola per «aumentare la visibilità della posta elettorale federale» e individuare le frodi elettorali.3 Ha inoltre affermato che alcuni ricorrenti non avevano titolo a intentare causa e che altri stavano tentando un «passaggio della disperazione».3
Entrambe le parti hanno quindi interpretato la sentenza come temporanea, ma per ragioni opposte. I gruppi per i diritti di voto la considerano una necessaria salvaguardia contro il caos amministrativo; gli alleati dell’amministrazione la vedono come una sconfitta procedurale che non stabilisce se l’USPS possa regolamentare la posta elettorale nelle future elezioni. L’opinione concorrente di Kavanaugh mantiene aperta la questione, assicurando che la disputa legale continuerà ben oltre novembre.