Storia
settembre 16, 2026
La chiusura del Kennedy Center trasforma la disputa sul nome di Trump in una battaglia per il controllo e la sicurezza
Il consiglio del Kennedy Center, allineato con Trump, ha votato per chiudere il teatro dopo che un giudice ha bloccato i tentativi di aggiungere il nome di Trump, ma le versioni contrastanti sullo stato dell’edificio rivelano una lotta più profonda su legge, raccolta fondi e controllo presidenziale.
Il Kennedy Center è diventato l’ultimo punto di scontro tra l’iniziativa di Donald Trump per rimodellare un’istituzione nazionale e un tribunale determinato a preservare l’autorità del Congresso su di essa. Il risultato è una chiusura annunciata tra dichiarazioni contrastanti sulla sicurezza, sulla legalità e sul fatto che il teatro abbia effettivamente smesso di operare.
Trump e i suoi alleati presentano la chiusura come una risposta d’emergenza a un edificio in deterioramento e a una crisi finanziaria. Il consiglio ha dichiarato di dare priorità alla sicurezza dopo il crollo di un soffitto, mentre la portavoce del Kennedy Center Roma Daravi ha definito i lavori di ristrutturazione “attesi da troppo tempo e disperatamente necessari per proteggere la sicurezza del pubblico, degli artisti e del personale.”1 Anche la stampa conservatrice ha descritto il giudice come colui che ha bloccato il nome di Trump e ha presentato la chiusura come necessaria per “ragioni di sicurezza” e per la ricostruzione.2
Ma la tempistica ha rafforzato le accuse secondo cui la chiusura sarebbe anche uno strumento di pressione nella disputa sul nome. Il presidente Trump ha dichiarato che i lavori di ristrutturazione non potevano iniziare a meno che i tribunali non consentissero che il suo nome comparisse sull’edificio, avvertendo che il progetto non sarebbe andato avanti dopo una sentenza sfavorevole.3 Questa condizione rende più difficile separare l’argomentazione del consiglio sulla sicurezza dalla campagna di Trump per apporre il proprio nome al memoriale Kennedy.
La sentenza del giudice Christopher Cooper ha tracciato un confine giuridico, affermando che il consiglio “non può installare memoriali per il presidente Trump o per chiunque altro, né per qualsiasi altra cosa, al Kennedy Center senza l’approvazione del Congresso.”4 La deputata Joyce Beatty, che ha contestato i cambiamenti, ha descritto il comportamento di Trump durante la riunione come un “capriccio” dopo la sua sconfitta in tribunale.5
I fatti operativi restano incerti. Secondo una versione, al personale sarebbe stato detto che l’edificio era chiuso al pubblico, mentre Beatty ha dichiarato che il teatro resta aperto.6 Questa contraddizione riflette la disputa più ampia: i sostenitori di Trump vedono un’istituzione trascurata e ostacolata nel suo risanamento, mentre gli oppositori vedono un consiglio che sfida il tribunale e sfrutta una reale crisi di manutenzione per portare avanti un restyling politico. Cooper potrebbe ancora autorizzare una chiusura d’emergenza, ma la battaglia legale su chi controlla il centro — e su come possa essere chiamato — ora determina se i lavori di riparazione possano iniziare del tutto.