Storia
ottobre 2, 2026
L’attacco nella cabina di pilotaggio di Flydubai diventa una storia di eroismo prima che gli investigatori sappiano perché è avvenuto
Una violenta colluttazione nella cabina di pilotaggio ha rischiato di far precipitare fatalmente un jet di Flydubai, ma le versioni contrastanti hanno preceduto l’indagine, presentando l’episodio come terrorismo, crisi psichica o uno straordinario salvataggio da parte dei passeggeri.
Un accoltellamento nella cabina di pilotaggio di un volo Flydubai diretto a Tel Aviv ha rischiato di trasformarsi in una strage. Prima che gli investigatori stabilissero perché il copilota avesse aggredito il comandante, politici e organi di informazione erano già impegnati a definire l’episodio come terrorismo, tentato dirottamento o straordinario atto di coraggio civile.
La ricostruzione di base non è contestata: l’aereo è precipitato per migliaia di piedi dopo che il comandante è stato ferito, i passeggeri hanno contribuito a immobilizzare l’aggressore e piloti fuori servizio hanno fatto atterrare il velivolo in Arabia Saudita. Ma l’interpretazione resta incerta. Flydubai ha invitato tutte le parti a evitare «speculazioni premature», mentre funzionari israeliani hanno dichiarato che il movente del sospettato era ancora oggetto di indagine.1
Benjamin Netanyahu ha fornito la valutazione ufficiale più prudente in una delle ricostruzioni, affermando: «Non credo che fosse un dirottamento», e suggerendo che il copilota potesse aver tentato il suicidio. Ha inoltre lasciato aperta la possibilità di terrorismo o di un coinvolgimento iraniano, sottolineando quanto poco si sapesse.2 Questa incertezza stride con le notizie secondo cui Israele aumenterà i controlli sui piloti dopo l’incidente.3
Altre coperture giornalistiche hanno posto l’accento sull’eroismo. I resoconti hanno elogiato il comandante ferito Smit Machchhar, che secondo quanto riferito ha aperto la porta della cabina di pilotaggio, così come i passeggeri intervenuti. Una ricostruzione ha definito il pilota indiano un «eroe», mentre un’altra ha descritto le azioni del passeggero Yaniv Chayon come uno sforzo che ha impedito «un altro 11 settembre».45 Un altro articolo ha ampliato la narrazione del salvataggio includendo un pilota «eroe», un idraulico e un dentista.6
Il contrasto più netto è tra prove e retorica. Trump ha descritto l’aggressore come «forse un terrorista, o forse un pazzo», raccontando — senza affermarlo con certezza — la storia secondo cui un passeggero avrebbe usato le conoscenze acquisite guardando il programma televisivo Air Disasters per contribuire a controllare l’aereo.7 Il coraggio dei passeggeri è evidente; il movente del sospettato no. Trattare queste due cose come se portassero alla stessa conclusione rischia di trasformare un’emergenza spaventosa in una narrazione politica prima che emergano i fatti.