Storia
ottobre 2, 2026
La sentenza di un giudice di Seattle mette alla prova il potere di Trump di licenziare i procuratori federali
Un giudice federale ha reintegrato Roger Rogoff come procuratore federale di Seattle, respingendo il potere di licenziamento unilaterale di Trump. Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che farà ricorso, mentre i conservatori avvertono che la sentenza potrebbe lasciare l’ufficio vulnerabile a pressioni operative.
Il tentativo del presidente Trump di rimuovere il procuratore federale di Seattle Roger Rogoff è diventato un banco di prova per stabilire se sia la Casa Bianca o i tribunali a controllare un procuratore nominato in base a una legge federale sulle vacanze di carica.
Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Stanley Bastian ha ordinato il reintegro di Rogoff fino a quando il Senato non confermerà un sostituto, stabilendo che il presidente non poteva licenziare un procuratore nominato dal tribunale distrettuale. Bastian ha affermato che la questione centrale era se il presidente potesse licenziare un procuratore federale nominato dal tribunale, e ha risposto chiaramente: «no».1
La versione liberale presenta la sentenza come una difesa dei contrappesi costituzionali e del ruolo di conferma del Senato. Rogoff ha prestato giuramento il 15 luglio, dopo che l’ufficio di Seattle era rimasto senza un responsabile confermato dal Senato, ed è stato licenziato meno di un’ora dopo. Bastian ha affermato che consentire simili rimozioni avrebbe «sconvolto il quadro creato dalla Costituzione e dalle leggi», indebolendo l’incentivo per i presidenti a nominare candidati capaci di ottenere l’approvazione del Senato.1
La versione conservatrice sottolinea una tensione diversa: il giudice era stato nominato dall’ex presidente Barack Obama, e la sentenza potrebbe ampliare il controllo giudiziario sulle nomine dell’esecutivo. La sua analisi giuridica osserva che la controversia potrebbe arrivare alla Corte Suprema, dove i limiti alla rimozione presidenziale hanno generalmente riguardato «funzionari subordinati con competenze limitate e privi di autorità politica o amministrativa».3 Questa interpretazione presenta la posizione di Rogoff come costituzionalmente incerta, anziché semplicemente protetta.
Anche se la sentenza dovesse superare il ricorso, il suo effetto pratico potrebbe essere limitato. L’ex procuratore federale Bill Shipley ha avvertito che il procuratore generale potrebbe riassegnare il personale di Seattle, lasciando Rogoff «a lavorare da solo».3 Il Dipartimento di Giustizia ha già segnalato che la battaglia continuerà, affermando che chiederà una sospensione immediata e presenterà ricorso contro la decisione.3
Le interpretazioni contrapposte convergono su un punto: il caso è più ampio del lavoro di Rogoff. Mette alla prova il modo in cui interagiscono la legge sulle vacanze di carica, il potere presidenziale di rimozione e l’indipendenza giudiziaria quando il ramo esecutivo e il Senato non hanno prodotto un successore confermato.