Storia
ottobre 10, 2026

Aggiornato il ottobre 11, 2026

La sparatoria di Marble Hill mette in luce lo scontro crescente sul potere e sulla responsabilità dell’ICE

La sparatoria nel Bronx è diventata un banco di prova per narrazioni contrapposte: i funzionari di New York vedono un uso pericoloso della forza che richiede un esame approfondito, mentre il DHS la considera il risultato prevedibile delle politiche di città santuario e della resistenza all’autorità federale.

La sparatoria di Marble Hill è diventata rapidamente qualcosa di più di un incidente con il coinvolgimento di un agente: ora rappresenta uno scontro netto su chi abbia il diritto di far rispettare le leggi sull’immigrazione, su come si giustifichi l’uso della forza e sulla possibilità per New York di limitare le operazioni federali nei propri quartieri.

Oscar Bergal, 28 anni, è stato colpito al collo da un agente dell’ICE durante un tentativo di arresto nel Bronx, mentre il figlio di cinque anni si trovava nel veicolo. I funzionari della città sottolineano il contesto e la presenza del bambino, chiedendo un resoconto indipendente del motivo per cui gli agenti abbiano aperto il fuoco. La governatrice Kathy Hochul ha dichiarato che i newyorkesi «meritano di sapere esattamente cosa è successo e perché». Il sindaco Zohran Mamdani si è spinto oltre, chiedendo la sospensione delle operazioni dell’ICE in città e dichiarando: «Abolire l’ICE».

Questa versione è corroborata dai testimoni e dai filmati descritti dai media locali. L’avvocato di Bergal ha dichiarato che agenti travestiti da operai edili hanno circondato l’auto e sparato al suo assistito, mentre un lavoratore di una gastronomia vicina ha detto che il veicolo sembrava allontanarsi dagli agenti dell’ICE. Il bambino non ha riportato ferite fisiche, ma i funzionari hanno detto che appariva traumatizzato.

Il DHS offre un’interpretazione fondamentalmente diversa. Sostiene che Bergal avesse una condanna per furto aggravato, diversi arresti e presunti legami con la gang dei Trinitarios, e che avesse ignorato gli ordini, colpito veicoli governativi e «trasformato il suo veicolo in un’arma» accelerando verso gli agenti. Il dipartimento sostiene che le politiche di città santuario di New York abbiano lasciato libero nella comunità un sospettato pericoloso, costringendo gli agenti a effettuare un arresto ad alto rischio fuori da un contesto controllato.

La controversia ruota quindi intorno a fatti ancora oggetto di indagine: se Bergal stesse fuggendo o attaccando, se gli agenti si fossero identificati chiaramente e se la sparatoria fosse proporzionata. I funzionari federali insistono sul fatto che i controlli continueranno. «Non sospenderemo i controlli», ha dichiarato il segretario per la Sicurezza interna Markwayne Mullin, aggiungendo che gli agenti non avrebbero smesso di fare il loro lavoro. I leader di New York, al contrario, considerano l’episodio una prova del fatto che l’ampliamento dei controlli sull’immigrazione stia producendo violenza evitabile e che la responsabilità debba venire prima di ulteriori operazioni.

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